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I suoni e le idee della Britannia Esoterica (di Mario Cordaro)

Relics intervista oggi Antonello Cresti, saggista e compositore italiano, classe 1980, da sempre attento osservatore e divulgatore della cultura britannica, viaggia nel Regno Unito fin dall’adolescenza, documentando le esperienze accumulate nel corso degli anni sia attraverso progetti musicali, sia tramite saggi dedicati agli aspetti underground, controculturali e folklorici del mondo inglese. Lo intervistiamo qui in qualità di autore del libro Come to the Sabbat, edito da Tsunami nel 2011 e sua ultima opera.
Relics: Ciao Antonello, ormai Come to the Sabbat è uscito da oltre un anno; a posteriori, c’è qualcosa che cambieresti/riscriveresti totalmente o meno? se si, perchè?
 
Antonello Cresti: Ho sempre considerato la ricerca, lo studio, una opera di cultura come un punto di arrivo molto provvisorio ed un nuovo punto di partenza. Un nuovo “via” per me e per chiunque altro desideri indagare sull’argomento. In questo senso la risposta è scontata: non cambierei nulla, perchè il testo “cristallizza” una ampia serie di scoperte ed acquisizioni (e del resto tutti i recensori sono concordi nell’affermare l’unicità del lavoro), ma certo potrei aggiungere qualcosa. Anche se gli elenchi non mi piacciono, avrei potuto dare spazio a qualche altro artista e, soprattutto, avrei desiderato sviluppare ancora maggiormente il discorso su musica e paesaggio. Un tema sensibile pare, visto che pochi mesi dopo Come to the Sabbat in Inghilterra è uscito un bel testo sull’argomento, anche se riferito ai soli compositori classici. 
Relics: Più volte nel libro si sottolineano sia la tendenza britannica all’esoterismo e alla trascendenza, sia i suoi legami con la musica, attraverso le diverse decadi; la domanda però è: come mai hai sentito l’esigenza di parlare dell’Inghilterra e non dell’Italia, ad esempio? la domanda sorge spontanea perchè anche il nostro Paese, sebbene in maniera differente, certo non manca di collegamenti sia musicali sia culturali con argomenti simili.
 
Antonello Cresti: Si tratta di una scelta dettata dalla passione, e dalla conoscenza. So bene che discorsi analoghi potevano esser fatti per Germania, Francia, Italia, il mondo scandinavo… Però ne avrei saputo di meno e soprattutto non sarei stato mosso dalla stessa “voglia”. Ritengo che la Gran Bretagna abbia delle unicità davvero irripetibili, ma sarei lieto di accedere a ricerche simili riguardanti altri paesi, anche perchè per me il binomio musica-spiritualità è davvero inscindibile. Ad ogni modo all’Italia “esoterica” potrei dedicarmici presto.
 
 
Relics: La prima parte del libro narra della storia britannica, di druidi, di Chiesa Celtica e, come detto in precedenza, di questa sorta di “attitudine” britannica verso il pensiero magico ma come mai non c’è un minimo accenno alla mitologia sumera, visto che gran parte della magia, e della cultura dei demoni, è di sua esclusiva origine?
 
Antonello Cresti: Quasi in conclusione del libro compare unintervista a tre importanti occultisti britannici, tra cui l’editore Mogg Morgan il quale data l’inizio dell’avventura magica inglese al contatto coloniale con l’Egitto. Senza alcun dubbio molte influenze magiche espresse in Gran Bretagna possono esser fatte risalire ad una origine esterna, ma a me interessava concentrarmi maggiormente sulla dimensione autoctona. Ed in effetti anche in questo senso c’è molto da scoprire: Druidismo, Wicca, Chaos Magic…
 
Relics: “Esoterismo”, lo dice la parola stessa, fa riferimento ad un sapere riservato a “pochi iniziati”; sei davvero dell’opinione che alcune nozioni siano esclusivamente accessibili a privilegiati, tra cui le notizie e i concetti contenuti nel tuo libro?
 
Antonello Cresti: No, io faccio un lavoro di divulgazione e sono interessato ad aprire delle porte. Ho però la consapevolezza che la selezione avviene in altri termini, ossia con il fatto che a certe informazioni, anche nell’epoca di internet, non si può accedere. In questo senso la conoscenza di massa è una illusione perchè esistono dei filtri. Quindi, per quanto sia evidente che un libro come il mio non possa essere un best seller, è pur chiaro che avere le mani legate con la promozione, la distribuzione etc… non aiuta!
 
Relics: Esistono molte pubblicazioni dedicate ad Anton Lavey e Aleister Crowley, ed anche nel tuo libro vengono citati spessissimo; senza voler sminuire il loro ruolo, non ti sembra però che queste due figure stiano diventando eccessivamente “pop” (nel senso lato del termine) negli ultimi anni?
 
Antonello Cresti: Ad Anton Lavey mi sono sempre interessato in maniera piuttosto marginale. Per quanto riguarda Crowley direi che fosse inevitabile che un personaggio come lui, così capace di manipolare i media, prima ancora che i mass media esistessero così come li conosciamo adesso, divenisse una “anti icona pop”, come è stato definito nel mio libro. Fa parte del gioco, ed è ovvio che il “vero” Crowley non lo si conosce ascoltando Ozzy Osbourne. Io azzarderei un parallelismo tra Crowley e Timothy Leary, direi che la loro capacità di incarnare ideali di rivoltà è stata la medesima, ma anche di questo parlo nel libro.
Relics: Ultima domanda: quali band secondo te hanno incarnato meglio, concettualmente e musicalmente, il legame con l’occulto e l’esoterismo? E perchè?
 
Antonello Cresti: Direi che ne sono molte: tra anni sessanta e settanta la Third Ear Band è riuscita a enucleare un suono che era un vero e proprio ponte sonoro e rituale tra spiritualità celtica e tradizioni orientali, un vero e proprio “yoga druidico”, poi i Black Widow, a causa della loro collaborazione attiva con Alex Sanders, che della Wicca dell’epoca era Gran Sacerdote.In seguito emerge la figura di Genesis P-Orridge, con i suoi vari progetti e la capacità di rendere la musica stessa esoterismo. Il suono non è più un veicolo, ma esperienza rituale in sè!I Coil credo che siano stati liberi di esprimersi al massimo nella seconda fase della carriera. Trovo i testi di Balnace uno dei grandi momenti della controcultura esoterica britannica.
 
Grazie ad Antonello Cresti per questa interessante chiacchierata e per averci dato ulteriori spunti di riflessione sulla sua opera e sul legame tra musica ed esoterismo in generale, e nel contesto inglese in particolare. Gli facciamo il più sentito in bocca al lupo per i suoi futuri scritti, sperando di ritrovarlo presto per parlare di altre sue opere.


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