Nella bella cornice dellâOrion live club abbiamo avuto il piacere di assistere ad un gran concerto, uno di quei live che quando finisce ti senti lo stomaco pieno e la mente ispirata. Dopo tanti cambi di line-up, il gruppo nato a metĂ degli anni novanta a Londra ha finalmente trovato la sua ossatura stabile in nove elementi, alcuni dei quali si alternano sul palco: piĂč una sorta di collettivo musicale in cui ognuno puĂČ dare forma alle sue idee piuttosto che un semplice gruppo numeroso. Il live si apre con un suono forte di campane, squillanti e in crescendo, una specie di riproposizione contemporanea nonchĂ© citazione di quelle usate dai Pink Floyd (High Hopes). Poi il gruppo sale sul palco. Darius Keeler e Danny Griffiths al piano, gli effetti e i sintetizzatori; Pollard Berrier, voce e chitarra;Dave Penney, voce, tamburi e chitarra; Maria Q e Holly Martin, voce; Steve Harris (omonimo del bassista nonchĂš fondatore degli Iron Maiden n.d.r.) alla chitarra solista; Jonathan Noyceal basso.
Appena entrati, ricevono una grandissima ovazione: il pubblico Ăš davvero numeroso stasera, una delle maggiori affluenze registrate dallâOrion live club. Fin dallâinizio, restiamo stupiti dallâottimo lavoro fatto dai tecnici audio: suono pulitissimo, meraviglioso, perfetto. Complimenti al locale e ovviamente ai musicisti: Ăš anche merito loro. La batteria accompagna tutti i pezzi con piglio divertito, preciso, intenso: dâaltronde le sonoritĂ degli Archive vanno dallâelettronica al trip-pop, fino al rock vero e proprio. Allâinterno di questo calderone gustoso Ăš proprio la sezione ritmica, basso e batteria, a fare il lavoro sporco, e lo fa benissimo. Questo permette alle chitarre e alle voci di interpretare con la massima abilitĂ ed un intenso trasporto emozionale tutti i brani: si passa dallâugola vellulata ma potente di Pollard Berrier a quella ruvida e quasi recitante di Dave Penny (soprattutto nella bellissima Fuck U), fino alle gole da usignolo di Maria Q e Holly Martin.
Eâ molto stimolante vedere che gli artisti sul palco ti sorridono, suonano con te e non per te, con sorrisi amichevoli e genuini: una grande voglia di regalarsi e regalare una bella serata allâinsegna della musica di buona qualitĂ e della creativitĂ artistica. Il termine non Ăš esagerato: il modo in cui i generi e le invenzioni musicali vengono proposte e inglobate in un pezzo Ăš semplicemente magnifico: non câĂš un momento morto, si passa da un genere allâaltro, sempre mantenendo altissima la qualitĂ dâesecuzione ed il trasporto emozionale. Di sicuro, un gruppo e un live che avrebbe fatto la gioia di Steven Wilson dei Porcupine Tree, noto creativo e onnivoro. Vengono proposte Fold, Sane, Bullets, Kings of Speed,The Empty Bottle, Lines, Hatchet. Tanti brani e nuovi ma anche vecchi, a dimostrare che il flusso che ha mosso il gruppo da quasi ventâanni a questa parte non Ăš mai morto. Ognuno dei musicisti regala un poâ di sĂ© allâesecuzione, le voci di Berrier e Penny sono una lâopposto dellâaltra, e riempiono bene tutti gli spigoli e gli angoli possibili delle trame musicali del gruppo.
Le tastiere creano i tappeti sonori della serata: gli effetti sintetici proposti in alcuni brani strizzano chiaramente lâocchiolino ai vecchi ritmi trip-hop ed elettronici dellâInghilterra dei novanta: insomma, Keeler e Griffiths, gli storici fondatori del gruppo. Maria Qrivela di avere i genitori italiani, e si mette a fare due chiacchiere col pubblico, mostrando un italiano praticamente perfetto. Holly Martin, piĂč delicata nellâaspetto e nella voce, tradisce alcuni momenti di timidezza, subito gettati via grazie ad una voce meravigliosamente dolce e intensa. Gli Archive suonano per quasi due ore, senza dare segno di stanchezza o che stanno facendo un favore al pubblico, tornando sul palco due volte.
Peccato che il gruppo non abbia proposto la splendida Sleep, a parere di chi scrive uno dei loro pezzi piĂč belli e intensi. In ogni caso, la commistione dei generi proposti, fino alâultimo brano, hanno illuminato davvero la nostra notte qui allâOrion. Sentire un concerto dove un brano Ăš di musica elettronica, e quello dopo Ăš un rock dâatmosfera dalle tinte pesanti, da una parte ti disorienta, e dallâaltra esalta la tua percezione della musica. E poi, Ăš come aver preso tanti biglietti al prezzo di uno.