Ronin – Fenice – Santeria,2012 (di Bernardo Fraioli)
Pubblicato da Relics Controsuoni
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4 Febbraio 2012

Una nuova uscita del progetto Ronin non è mai un appuntamento chiassoso.
Dopo L’ultimo re era rimasto un dubbio velato sulla possibilità di un ulteriore capitolo in studio.
Lecito pensare ad un sacrificio necessario per dare spazio ai Bachi da pietra e Ovo, creature sorelle (maggiori?) dell’ intestatario Bruno Dorella.
Ha saputo invece creare gli spazi e i tempi per Fenice.
Erano quasi tre anni che il fuoco riposava sotto le ceneri e la nuova vita della medesima creatura ha acceso l’animo.
I Ronin sanno disfarsi delle corazze dei generi. Continuare a descriverli come alfieri del post rock è una morsa castrante.
La fiera attitudine “cinematografica” del loro stile, spazia in generi e temi che compongono questo lavoro di una ricchezza non discutibile.
Basta approcciarsi con brani come Benevento o Jambiya per assaporare rimandi alle composizioni delle produzioni western, quelle irripetibili e nostalgiche accompagnate dalle musiche del maestro Morricone.
Conjure men riesce a fare proprie atmosfere latinoamericane tra i suoi accordi, grazie sopratutto ai fiati ospitati per l’occasione.
Lascia spiazzati l’affacciarsi di Gentlemen only, piccola parentesi di frizzante swing di poco più di due minuti.
Rimane l’impalcatura classica della loro musica nelle rimanenti occasioni.
Tutte belle, tutte eccezionali.
L’apertura Spade è il tuffo al cuore che sa abbracciare l’ascoltatore e lasciarlo abbandonare all’ascolto dell’intero disco.
Selce è uno dei momenti topici in un concentrato di meraviglie, non a caso scelto come singolo di Fenice.
La title track è una poesia muta che porta dritta all’ascolto di It was a very good year, brano apprezzabile anche grazie all’organetto di Umberto Dorella, padre del suddetto Bruno, che omaggia il suo autore Ervin Drake, già scippato del suo lavoro da Frank Sinatra e in questa sede affrontato dalla voce di Emma Tricca.
La completezza delle nove tracce è affidata a Nord, brano dalla doppia anima, bilanciato tra inserti acustici e tappeti atmosferici ed ingressi ritmati e distorti.
E’ l’esempio di uno spirito musicale superiore, che in questo caso, attorno al nucleo centrale, ha trovato nel nuovo batterista Paolo Mongardi e in una serie di musicisti aggiunti di classe il di che vantarsi.
Una nuova maturità raggiunta, meritevole di ben altri complimenti.

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