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Iron Butterfly @Jailbreak live club, Roma (testo e foto di Stefano D’Offizi)

Nonostante gli effetti di una rispettabilissima etĂ  che avanza, nonostante l’effetto del tempo sulla memoria e sul fisico, nonchĂ© sulla resa scenica che per ovvie ragioni inizia a declinare, nonostante i numerosissimi avvicendamenti di formazione (tanti che della prima originale del 1965 non rimane nessuno) che hanno stravolto la band negli anni, l’energia  e l’apprezzabile perseveranza degli Iron Butterfly Ăš quantomeno invidiabile da almeno la metĂ  delle odierne band che calpestano i palchi della capitale.
Il generoso palco del Jailbreak ha ospitato (come di consueto) un altro pezzo di Storia del Rock, capace di riunire un numeroso pubblico di tutte le etĂ , una bella fila di affezionati, molti dei quali mostrano vinili originali di In-A-Gadda-Da-Vida in attesa di poterci vedere un autografo.
L’ottima acustica del luogo scalda la platea con la band di appoggio, gli Ushas, un interessante progetto Italiano in stile HardRock anni 90, un’ottima tecnica vocale ed una buona prova ritmica, forse non spiccano per originalitĂ , ma il livello con cui si esprimo e fanno divertire il pubblico Ăš piĂč che buono e per quanto siano distanti dalla headliner della serata, si tratta comunque di una band che ha una propria direzione ed identitĂ .
Da ascoltare fra i loro brani La via della Seta, Verso Est ed Io non sono qui, restano maggiormente in memoria come un buon riassunto del loro sound, ottima interpretazione live ed ottimo ritmo.
Dopo un caloroso applauso per la band uscente, l’attesa cresce, scaldando maggiormente la platea impaziente,  un rapido line check ed arriva finalmente il tempo degli Iron Butterfly.
Ron Bushy e Lee Dorman, storica sessione ritmica della band, appaiono leggermente affaticati, sicuramente il peso di un simile tour si fa sentire sulla loro età e nessuno sembra nascondere un pizzico di tenerezza alla vista dei cerotti che ricoprono le dita di Dorman che viene accompagnato sul palco dallo staff, un’immagine commovente, sarebbe inutile da nascondere che chiunque di noi avrebbe voluto scortarlo.
Quell’immagine viene spazzata via immediatamente, quando con Iron Butterfly Theme inizia la loro esibizione, ed Ăš proprio dal basso di Dorman che le prime note ci raggiungono come una cavalcata in crescendo. Il brano Ăš tra i piĂč famosi di questa band che diciamoci la veritĂ , hanno raggiunto l’apice del successo con l’intramontabile In-A-Gadda-Da-Vida, secondo disco ufficiale targato 1967, che ha riscosso molto successo soprattutto grazie alla titletrack che occupava l’intero B-Side con oltre diciassette minuti di deliri chitarristici ed assoli di batteria che per quell’era rappresenta sicuramente una svolta tutt’ora amata ed idolatrata dal Popolo del Rock.
Lo show continua alternando momenti di puro rock psichedelico a vecchi revival blues, passando per una dedica al recentemente scomparso Larry Reinhardt, uno dei chitarristi che si sono susseguiti in questa frastagliata line-up “Una grande perdita per la memoria della band e di tutto il mondo del Rock” queste le parole di Dorman ricordando il vecchio compagno venuto a mancare lo scorso 2 Gennaio.
La chitarra di Charlie Marinkovich ha forse un approccio meno acido e piĂč indirizzato verso il blues standard, capace comunque di rendere efficaci le salite e le discese dell’estroso Martin Gerschwitz alle tastiere (o per meglio dire all’Organo Elettrico), passando per Most Anything You Want e Are You Happy? Si giunge purtroppo alla conclusione della serata, e dopo una breve introduzione classica (Toccata e fuga in re Minore di Bach) ci si aggancia come da copione alla stupenda In-A-Gadda-Da-Vida, il momento piĂč profondo dell’esibizione in cui tutti ascoltano in religioso silenzio, lo svolgersi di quei circa venti minuti, in cui Ron Bushy da sfogo alle energie tenute fino ad ora in serbo per quella cavalcata finale.
Al termine ringraziano tutti con sincera e genuina umiltĂ , loro che hanno davvero fatto la storia sebbene non vengano certo ricordati per la loro fortuna, acclamati nella calorosa richiesta di un Bis che non possono davvero soddisfare, rimanendo comunque a disposizione del loro pubblico subito dopo il concerto.
Un ringraziamento speciale al Jailbreak per averci ospitato e ad Irene e Andrea per il supporto offerto


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