Score
ARTWORK
POTENZIALITA'
CONCEPT
Conclusione : Eclettico

I cinque giovani infatti guardano ad importanti gruppi sperimentali quali i Soft Machine e gli Area, per i quali nutrono un profondo rispetto e da cui attingono molto per il loro stile musicale. Stile che risulta ben difficile da etichettare, data la ricchezza di influenze. Nel corso di questo Parco Lambro, il loro disco omonimo di debutto, si incontrano progressive rock fine anni ’60 – inizio anni ‘70, jazz, tocchi funk e molta psichedelia.
L’album viene aperto da #5, che immediatamente svela la ricchezza sonora in esso presente. Un’apertura carica e piena di energia fusion, che cede il passo poco dopo alla prima suite del disco, Nord, divisa in due parti. Entrambe sono votate al lato più jazzistico del gruppo, la prima si dimostra essere più allegra, con partiture che ricordano vagamente le pazzie di John Zorn, mentre la seconda è più meditativa e composta. Not For You, inizialmente d’animo fosco, si rischiara nel mezzo del suo svolgimento con l‘intrecciarsi delle voci dei musicisti, di fatto l’unico brano cantato di tutta l’opera. Si passa a Notturno, che ben dipinge la vita frenetica e sotterranea di una qualsiasi città nelle ore piccole. Dopo questo interessante affresco abbiamo la seconda e ultima suite, intitolata Ibis e anch’essa divisa in due parti. La prima è ricca di sfumature e, personalmente, mi rimanda ad una tavolozza piena di colori, mentre la seconda con la sua ininterrotta frizzantezza chiude egregiamente l’album.
Sebbene si possano trovare alcuni momenti denotanti poca coesione o eccessiva dispersività, Parco Lambro risulta essere un album elegante e colto, che ben fa sperare per il futuro del quintetto e che certamente regala grandi emozioni in sede live (non a caso l’intero disco è stato registrato in presa diretta). Un’ultima lode va al packaging dell’opera, di stampo psichedelico e che ben rispecchia il relativo ascolto.
Tracklist:
1. #5
2. Nord
3. Not for you
4. Notturno
5. Ibis