Score
CONCEPT
ARTWORK
POTENZIALITA'
Conclusione : Dirty work
Energici, coinvolgenti, grintosi, ammiccanti, al loro terzo lavoro discografico i Gentlemens si confermano come una delle migliori garage-band italiane! Less said, the better è un disco che sa farsi apprezzare dal primo all’ultimo minuto, che travolge l’ascoltatore e lo sorprende traccia dopo traccia. Affondando le radici nel garage-sound, il beat e il rock’n’roll dei sixties, si sporca di blues e si serve del punk riuscendo ad ottenere un mood deliziosamente ambiguo di suoni vintage eppure così attuali ed originali, tanto che alcuni brani potrebbero fare invidia a bands come gli Oblivians i Dirtbombs o i White Stripes!
Il primo brano parte subito con il piede sull’accelleratore: Baby Fun scorre diretta, con il suo sound grezzo e senza esitazioni già ci regala le prime scariche di adrenalina. Segue Tonight che, a sorpresa, pare uscita pari pari da un juke-box anni ’60! L’intro ruvido di chitarra elettrica sembra l’inizio di un tipico pezzo dei Rolling Stones salvo poi ritrovarsi immersi in un groove dove i riferimenti ed i rimandi al passato non sono così diretti e riduttivi ( Kiks, Troggs, Mc5…). Cry Lover rialza le battute e con il suo ritmo ossessivo ci porta all’improvviso negli anni ’70 degli Stooges, ricordando vagamente anche i Chicago di I’m A Man. Pet Boy invece è un blues sostenuto, un pezzo “on the road” che avanza poderoso e coinvolgente, è impossibile ascoltarla senza sorprendersi a scandire il ritmo con i piedi, la testa, o addirittura a ballarla battendo il tempo con le mani. La successiva Wake Up!, come da titolo, parte grintosa, con un intro che ricorda addirittura i Doors, ma c’è dentro qualcos’altro che arricchisce la ricetta a base di garage beat e che non fa mai abbassare il livello di adrenalina. Trouble è uno scatenato rock’n’roll, ma sempre, in puro stile Gentlemens, mai nulla è scontato, e anche questo pezzo sorprende per il suo appeal così moderno pur essendo un semplice rock’n’roll. I Don’t Wanna Live In This Town è un pezzo dall’andamento meno tirato, ma dove emerge maggiormente la matrice punk, anche e soprattutto per come viene portata avanti la linea vocale del solista, alla quale nel ritornello si aggiunge un coro che ci ricorda molto certi brani dei Clash. In Ladies And Gentlemens, il rock vigoroso sostenuto dalle chitarre si concede ad un’apertura più melodica, con passaggi armonici a tratti anche malinconici e con un bellissimo assolo di chitarra che chiude in crescendo il pezzo. She Drove My Mind Insane And Cold ci riporta subito sui binari del rock-blues e Don’t Take Me Down rincara la dose “sporcandosi” di quel sound garage beat che è il minimo comune denominatore dei Gentlemens. A seguire c’è il pezzo a nostro avviso più potente di tutto il disco: Last. Ritmo beat sostenutissimo, ritornello in crescendo, assolo di armonica, ha un’energia contagiosa che diventa impossibile non ballarlo. Viene automatico pensarlo come bellissima colonna sonora in un film di produzione americana. L’album si chiude con Gentlemens, ancora quel seducente sound “sporco” impastato di blues, ancora un pezzo memorabile.
I Gentlemens: Giordano Baldoni (chitarra, batteria, voce), Daniele Fioretti (chitarra, batteria, voce) e Paolo Fioretti (chitarra, batteria, voce) hanno prodotto veramente un ottimo lavoro, tanto che, giunti alla fine del disco, ci si trova quasi dispiaciuti che il viaggio sia terminato; un po’ come quando finisce un concerto e si richiede a gran voce il bis.
Tracklist:
1. Baby fun
2. Tonight
3. Cry lover
4. Pet boy
5. Wake up!
6. Trouble
7. I don’t wanna live in this town
8. Ladies and gentlemens
9. She drove my mind insane and cold
10. Don’t take me down
11. Last
12. Gentlemens