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Margareth – Flowers (Macaco Records, 2013) di Simone Pilotti

Erano partiti, sette anni fa, ispirandosi al pop acustico di fine anni sessanta, ai Jefferson Airplane su tutti. Ora si cullano tra le melodie leggere ed atmosfere spaziali, uniti a sprazzi di rock e una matrice di base sempre legata al folk, anzi a quello che da un po’ di anni viene definito Indie Folk. I Nostri si chiamano Margareth e sono un quartetto formatosi a Mestre nel 2006 che ha collezionato cinque uscite discografiche, tra le quali questo ep Flowers, in uscita il 4 ottobre scorso, è il loro prodotto più maturo. Probabilmente è anche il migliore, grazie…

Score

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image004Erano partiti, sette anni fa, ispirandosi al pop acustico di fine anni sessanta, ai Jefferson Airplane su tutti. Ora si cullano tra le melodie leggere ed atmosfere spaziali, uniti a sprazzi di rock e una matrice di base sempre legata al folk, anzi a quello che da un po’ di anni viene definito Indie Folk. I Nostri si chiamano Margareth e sono un quartetto formatosi a Mestre nel 2006 che ha collezionato cinque uscite discografiche, tra le quali questo ep Flowers, in uscita il 4 ottobre scorso, è il loro prodotto più maturo. Probabilmente è anche il migliore, grazie alla sua lentezza diffusa, creata da voci vaporose e percussioni raffinate, organi celesti e fiati puntuali.

Le influenze che i quattro ragazzi, Paolo Brusò, Alessandro Benvegnù, Niccolò Romanin e Alessandro Fabbro, indicano nei loro canali web sono molteplici. E se troviamo gruppi come i Calexico, che riecheggiavano nei primi lavori della band, per le basi acustiche e le melodie a presa rapida, rileviamo anche band come Radiohead e Aucan che sembrano essere stati fondamentali nella svolta artistica dei Margareth. In questo ultimo ep, infatti, i veneziani abbandonano le melodie folk che erano state il loro marchio di fabbrica. Niente sound acustico, meno importanza all’accessibilità, più ricerca strumentale. Questa sembra essere stata la loro traccia. Abbiamo già citato i nostrani Aucan e i Radiohead (soprattutto nei loro sprazzi elettronici) ma aggiungiamo anche gli islandesi Sigur Ros: effettivamente una certa vaporizzazione del sound, sarà per l’ambient spaziale o sarà per l’elettronica essenziale, è riconducibile a queste band. Nelle basi che rimangono ancorate al folk nella semplicità e nella metodicità, invece, è facile notare le note di gruppi nu folk, come la one man band Beirut su tutti.

Pur essendo uno stile fatto di varie componenti, da quella acustica a quella spaziale, da quella pop fino a quella rock, il sound di Flowers risulta legato nel suo scorrere e ancorato perfettamente a una solida base. L’essenzialità delle percussioni e la voce rarefatta ma orecchiabile di Help You Out aprono l’ep e reggono la canzone fino all’intervento delle chitarre che, sempre in un’atmosfera elettrica, conferiscono una certa energia al pezzo. Gli otto minuti, poi, della traccia che da il nome al disco, aperti dal piano e dalla voce leggiadra, su cui intervengono ricami pop e atmosfere indie, sono i più malinconici dell’intero lavoro, ma mai stucchevoli o lagnosi. Asimov, invece, è il brano più elettrico (si arriva a ritmi dub) e meno riuscito, visto che cade presto in una certa banalità nel suo dispiegarsi, nonostante la complessità della trama. Chiude l’ep Maze, fatta di echi e di una certa tristezza, essenziale ma molto espressiva, che saluta al meglio l’ascoltatore.

La band, in definitiva, deve dimostrarsi altrettanto fresca su un lavoro più lungo, ma la svolta stilistica che segna Flowers è apprezzabile. Forse, meglio che svolta potremmo definirlo un assestamento: eliminati alcuni elementi e perfezionati degli altri, la capacità di miscelare le influenze e i vari strumenti non cancella totalmente il passato della band, e, anzi, promette un gran futuro. Le intenzioni dei veneziani, quindi, sono serie. Siamo avvertiti.

 

Tracklist:

1 – Help You Out

2 – Flowers

3 – Asimov

4 – Maze


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Simone Pilotti

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